martedì 7 gennaio 2014

Progetto

PROGETTO
Ognuno di noi ha qualche progetto. E' grazie ad essi, grandi o piccoli che siano, che ci manteniamo giovani. Sono loro che ci accompagnano verso il futuro.
Pro-gettare è gettare un filo oltre noi stessi, in una dimensione ancora sconosciuta e ignota quale è il tempo che deve venire. Il progetto pertanto è strettamente connesso alla speranza, alla visione di una vita che non è finita con noi, che ha ancora parecchio da dare e alla quale siamo pronti a partecipare. Con un progetto costruiamo un pezzo di futuro, agiamo con uno scopo. Gettiamo l'amo per...
Il progetto richiede pensiero, fantasia, ma anche pazienza, costanza, un buon punto di partenza, delle fondamenta... ma soprattutto richiede di saper guardare avanti, oltre il nostro limite, di scorgere, anche nel buio e nel caos, la possibilità di una via. Per progettare bisogna osare, sapendo anche di rischiare. Ma ne vale la pena, sempre.


Un marito all'ora del tè

UN MARITO ALL'ORA DEL TÈ
Marjan Kamali

Non è facile essere madri, ma neppure essere figlie. E insieme diventare donne superando senza rinnegare questa relazione che ci definisce per un periodo così importante della vita. E le cose si complicano se viviamo anche più che dignitosamente in un paese che non è il nostro.
Una madre iraniana, ad esempio, può organizzare inviti all'ora del tè per scegliere un marito adatto a sua figlia?
Darya e Mina, iraniane, madre e figlia, si trovano di fronte a scelte importanti e si sentono in bilico costante tra passato e presente, tra l'Iran che hanno lasciato per sottrarsi alle restrizioni del fondamentalismo e gli Stati Uniti dove abitano, studiano, amano e lavorano. A cosa deve assomigliare il futuro?
In questo ramanzo, tutto al femminile, le protagoniste vanno alla ricerca di un elemento di solidità a cui ancorare i propri progetti, le proprie scelte, e cercando insieme nel passato trovano la via per scoprire il futuro, affondando le radici nella tradizione e contemporaneamente spingendo in avanti la propria speranza.

E' bello leggere queste pagine, semplici e insieme profonde. Ci offre un inusuale ritratto dell'Iran dietro il velo islamico e ci permette di riscoprire il profumo dei ricordi e abbracciare il presente insieme alle persone che amiamo.
Come madri possiamo capire meglio la donna in cerca di indipendenza e di identità nella figlia e come figlie cogliere il percorso della donna che non sempre vediamo nella madre.


(Paola)

Quando cambia l'anno

Papà, lo sai che io compio 7 anni il 7 gennaio? È una combinazione, come un codice segreto, 7 – 7. Però succede solo una volta, quest'anno, perchè poi l'anno prossimo di anni ne compio 8 e non c'è più la combinazione.

Il papà interviene: Capiterà anche che compirai 17 anni il 7 gennaio, e anche 77 anni il 7 gennaio.

77?? Set-tan-ta-set-te il set-te. Impossibile, è troppo lontano.

É lontano, ma il tempo passa e tu diventerai grande, arriverà anche quella combinazione

Papà, compiere 77 anni è lontano come andare da qui al mare o di più? Pensi che so camminare fino lì?
Tu ci vieni con me?


(Alice)

martedì 31 dicembre 2013

BUON 2014

CELEBRA TE STESSO
don Valentino Salvoldi

Tu meriti di essere celebrato! Tu sei unico, irripetibile.
In tutto il mondo non esiste un altro come te.
La tua esperienza, i tuoi doni sono unici.
Nessuno può prendere il tuo posto in ciò che tu sei.
Dio ha creato solo te così come sei, prezioso ai suoi occhi.
Tu hai un’immensa potenzialità d’amore, di dedizione, di creatività,
di sacrificio, di crescita, se tu credi in te stesso.
Non ha importanza la tua età, la tua cultura, e se i tuoi genitori ti hanno amato oppure no:
può darsi che abbiano voluto, ma non hanno potuto. Lascia perdere. Appartiene al passato.
Tu appartieni al presente. Non ha importanza che cosa sei stato,
le cose che hai fatto, gli errori che hai commesso.
Tu sei perdonato. Tu sei accettato. Tu sei buono.
Tu sei amato nonostante tutto.
E quindi ama te stesso! E sviluppa i semi che sono dentro di te.
Comincia ora, parti di nuovo. Da’ a te stesso una nuova nascita, oggi.
Tu sei tu e questo è tutto quello che devi essere. Tu sei temporaneo,
sei qui oggi e domani non ci sei più.
Ma oggi può essere un nuovo inizio, una nuova vita.
Tu non hai il dovere di meritare questa vita nuova,
ti viene data gratuitamente:
questo è il miracolo chiamato Dio. E quindi celebra il miracolo:
celebra te stesso. Ama adesso.
Non aspettare la partenza per dire: «Ti amo».
Non aspettare la lontananza per scrivere: «Ti amo».
Non aspettare la morte per esprimere con le lacrime: «Ti amo».


BUON 2014

Il maglione invernale

IL MAGLIONE INVERNALE
È sempre più tardi di quanto pensavamo, è passato così in fretta l’autunno, pieno di incombenze dopo le ferie, di impegni del nuovo anno scolastico, l’autunno trascorre come tra parentesi prima dell’inverno. Ma sotto sotto, senza confessarcelo, aspettavamo qualcosa. Natale. Le vere notti di gelo, durante il giorno il cielo azzurro sulle prime cime innevate. Dicembre, vino caldo, smorzata intensità della luce, emanata da un sole pallido che riesce a scaldare solo poche ore al giorno. Allora ci vuole un maglione nuovo. Mettersi addosso la lana, che disegna fiocchi di neve e greche rispecchiando la morbidezza della stagione. Ma quale maglione nuovo?  Sul rossiccio? Ce ne sono tante gradazioni, chiome da Ofelia, desiderio di merenda, pane burro e marmellata. Rossiccio del suolo, del cielo, inafferrabile odore di decorazioni natalizie, di legno e focolare. Magari un maglione sul grezzo a grosse trecce, come se qualcuno avesse ancora il tempo di sferruzzare per te. Un maglione ampio, poggiato sulle spalle, scegliendo il conforto delle malinconie. Comprare il colore dei giorni, con un nuovo maglione invernale.

Racconto liberamente tratto dal volume di Philippe Delerm intitolato La Prima Sorsata di Birra e altri piccoli piaceri. Leggerlo impegna pochissimo tempo, e ci riporta sulla terra mostrando come la concretezza delle piccole cose, se apprezzata, può innalzare lo spirito e riempire le giornate di piccoli, inestimabili, piaceri.


(Ester) 

Gratuità

GRATUITA'
 Se una cosa ci viene data gratuitamente, siamo portati a pensare che sia di poco valore.
Un po'  perché spesso pensiamo che valore e prezzo siano la stessa cosa, un po' perché abbiamo scarsa fiducia nella generosità altrui.
Eppure nella parola gratuito è contenuto il ringraziamento ("grazie" è parente stretto di "gratis"), la lode per qualcosa che ci viene dato, per cui siamo grati. E di solito non lo siamo per cose di poco conto.

Quando regaliamo un sorriso, un cenno di approvazione, un gesto di vicinanza stiamo donando qualcosa di prezioso, ma che non ha prezzo.

Una buona e sana abitudine: salutare

Il SALUTO è la miglior carezza per iniziare la giornata

Sono per strada, è una bella giornata, l’aria frizzantina mi bruciacchia le guance e dal naso si affaccia una gocciolina. Camminando con passo deciso verso il panificio incrocio lo sguardo di una signora che non ho mai visto prima d’ora, anche lei tutta imbacuccata per il freddo, la quale mi saluta con un caldo “buongiorno”. Io ricambio e subito sento una sensazione di benessere, di calore che mi pervade. Col sorriso sul volto entro nel panificio dove ci sono molte persone. Ancora contenta per lo scambio precedente, saluto tutti i clienti con uno squillante “buongiorno!!!”, alcuni balbettano un timido “ ’giorno” altri mi ignorano. “Mamma mia”, penso, e resto di sasso. Mi sento a disagio, quasi fuori luogo, ed ecco che la panettiera con sguardo pieno e solare mi rimanda un “buongiorno a lei!”. La sensazione spiacevole si attenua un po’ e penso a quanto sia importante il semplice gesto del salutarsi, a quanto possa cambiare quel preciso momento della giornata.
Tornando verso casa osservo gli sguardi della gente:
  • C’è chi sorride con tutto il volto, soprattutto con gli occhi e con uno sguardo pieno che sostiene il mio. Trovo questo sorriso molto naturale, autentico. Mi restituisce profondità e mi fa sentire che lì ci sono anch’io.
  • Qualcuno saluta con la mano, o col palmo aperto e muovendola da destra a sinistra oppure aprendo e chiudendo il pugno. Questo gesto lo trovo particolarmente tenero, mi ricorda un po’ come fanno i bimbi piccoli.
  • Altri fanno un elegante cenno verso il basso con la testa, come in segno di rispetto, mi ricordano un po’ i nonni che si toglievano il cappello chinandosi leggermente in avanti in segno di riverenza. Questo gesto ha un qualcosa di romantico che soprattutto quando si tratta di anziani mi riporta nel passato.
  • C’è addirittura chi saluta chiamando per nome, dando quindi un riconoscimento ancora maggiore. Il messaggio che sento forte e chiaro è “non solo vedo che c’è qualcuno davanti a me, ma sei proprio tu!”
  • Altri ancora camminano a testa bassa senza incrociare sguardi e senza salutare, oppure salutano in velocità e distolgono lo sguardo subito. Quando mi imbatto in queste scene provo sempre un po’ di malinconia per queste persone, che si privano dell’opportunità di essere visti e riconosciuti, e di prendersi questa piccola coccola, in quanto sfuggono allo sguardo altrui.

Tornando a casa penso a quanti modi ci sono per salutare, a quanto sia importante quella frazione si secondo in cui l’altro ci vede, si rende conto che esistiamo e  – al di là del fatto che ci conosca o meno –si renda conto che siamo lì, vivi e vegeti, con un cuore, delle emozioni e che meritiamo un saluto.
Mi tornano in mente i miei genitori, che spingevano perché io salutassi tutti, sempre. Mi ritengo fortunata e mi accorgo di quanto abbiano fatto bene ad insistere su questo punto, perché è la base dell’educazione e del vivere bene insieme. Ogni giorno vedendo bimbi e bimbe grandi e piccine che salutano con le loro vocine squillanti, mi si apre il cuore perché vedo in loro dei piccoli grandi ometti e delle piccole grandi donne, che iniziano a mettere le fondamenta per quelle che saranno delle relazioni sane e felici.

E tu?
Che modo hai di salutare? Dove guardano i tuoi occhi mentre cammini per strada? Chi saluti più volentieri? E in che modo? Come ti senti quando non ti rispondono? E quando ti rispondono?

Ti auguro una Buona Giornata!!!

 (Cristina)