venerdì 7 febbraio 2014

Tempo perso bis

Mamma lo sai che ho inventato un gioco nuovo?
Sì, ma adesso è ora di riordinare.
Ma mamma, ma ho inventato proprio un gioco nuovo!
Sì, ma adesso è ora di cena e non c'è tempo da perdere, arriva papà e devi riordinare.
E va bene, allora il gioco nuovo quando lo vedi?
Quando c'è più tempo, magari domani.
Domani, domani...la maestra ha detto a storia che il tempo non può tornare indietro, quindi il gioco nuovo non si può vedere domani. E poi: quando arriva domani in questa casa?!

                                                                                                                                                        (Alice)


Tempo perso

Papà, lo sai che la maestra mi ha detto che non si deve perdere tempo. Cosa vuol dire?
Il papà risponde: - Significa che occorre impegnarsi, lavorare, scrivere, colorare. Fare quello che ci viene chiesto senza distrarsi. Ricordati, l'ozio è il padre dei vizi.
Ah già, l'ha detto anche la maestra. Però, se l'ozio è il papà dei vizi lui gli vorrà bene ai suoi vizi e dunque saranno vizi buoni. Dici che è proprio terribile perdere un po' di tempo tutti i giorni? Magari io di vizio divento esploratore!

(Alice)

mercoledì 5 febbraio 2014

Perfezione

Nel nostro immaginario esistono situazioni perfette. Nella realtà... si fanno desiderare. E forse è meglio così. Anzi, sicuramente è meglio così.
Immaginate come sarebbe faticoso vivere con un uomo (o una donna) perfetto, che non sbaglia mai, che non dice mai una parola di troppo, che sa sempre qual è la cosa giusta da fare, che non ha mai un dubbio o un cedimento?
Sarebbe avvilente e poco stimolante, per non dire mortalmente noioso.
Quindi possiamo rilassarci e non crucciarci troppo se ci troviamo qualche difetto, se abbiamo delle fatiche e delle difficoltà... in fondo non siamo perfetti, così come non lo sono i nostri padri, le nostre madri, i nostri partner e i nostri figli. Per fortuna.
Proprio perché la perfezione non esiste, abbiamo sempre un futuro davanti ("perfetto" significa concluso, finito), un traguardo di miglioramento e di crescita da raggiungere o sperare, un sogno da vivere e da proporre. Non è male come prospettiva, vi pare?

lunedì 3 febbraio 2014

Il cavaliere inesistente

IL CAVALIERE INESISTENTE
Italo Calvino


In questo libro i viaggi e le avventure si intersecano con fantasia e originalità, svelando un mondo che ci fa sorridere, ci coinvolge, ci stupisce e ci interroga ad ogni nuova pagina.
Non è facile condensare in qualche riga la storia presentata, che vede muoversi sullo scenario degli accampamenti e dei campi di battaglia dei paladini di Carlomagno diversi personaggi, tutti un po’ protagonisti, proprio come lo siamo noi, gli uni a fianco degli altri, nella vita di ogni giorno.
Mi sembra importante però fermarmi un momento sulla figura di Agilulfo, il cavaliere inesistente appunto.
In effetti egli è costituito dalla sua bianca e perfetta armatura, sempre lucida e in ordine, proprio come i pensieri che contiene.  Agilulfo non possiede un corpo come tutti gli altri paladini di Francia, è costituito da un concentrato di forza di volontà che lo spinge a porre ordine ad ogni passo, a dare una forma chiara al caos delle cose che lo circondano per non perdersi in esse e svanire.
Per il cavaliere inesistente non c’è riposo, non c’è stanchezza, non c’è fame… ma non ci può essere neppure amore, passione, sentimento. La solitudine è la compagna della sua vita; la solitudine che segna la sua perpetua ricerca dell’ordine, della certezza, della perfezione. Che non esiste, appunto. Per fortuna.


(Paola)

Straniero, what's straniero?

Papà, lo sai che oggi all'intervallo ho giocato a lupo?
Bellissimo, e con chi hai giocato?
Oggi, con Mohamed, Maria e Ndiasse. Poi è arrivato Arian, ma è suonata la campana e quindi abbiamo finito il gioco.
Ma i tuoi compagni sono tutti stranieri?
No papà, loro sono bambini.


(Alice)

mercoledì 29 gennaio 2014

Ciascuno porta nel suo cuore ciò che è

C’era una volta un vecchio saggio seduto ai bordi di un’oasi all'entrata di una città del Medio Oriente.
Un giovane si avvicinò e gli domandò: “Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?”. L’uomo rispose a sua volta con una domanda: “Come erano gli abitanti della città da cui venivi?”. “Egoisti e cattivi, per questo sono stato contento di partire di là”. “Così sono gli abitanti di questa città!”, gli rispose il vecchio saggio.

Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all'uomo e gli pose la stessa domanda: “Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?”
L’uomo rispose di nuovo con la stessa domanda: “Com'erano gli abitanti della città da cui vieni?”. “Erano buoni, generosi, ospitali e onesti, avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli!”. “Anche gli abitanti di questa città sono così!”, rispose il vecchio saggio.

Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all'abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò, si rivolse al vecchio in tono di rimprovero: “Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?". “Figlio mio”, rispose il saggio, “Ciascuno porta nel suo cuore ciò che è”. Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell'altra città, troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perché, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore.

Nella vita si trova sempre ciò che si aspetta di trovare perché ognuno proietta all'esterno ciò che risiede dentro di sé.


(Sara)

lunedì 27 gennaio 2014

Il bambino di Noè

In occasione della giornata della memoria, questa storia, con il suo tocco di leggerezza e profondità', è un racconto che possiamo narrare ai nostri bambini, e se sono abbastanza grandi possiamo condividerne con loro la lettura.

IL BAMBINO DI NOE'
E. E. Schmith

Belgio, 1942. Villa Gialla ha un segreto. Ospita bambini ebrei clandestini, affidati alle cure di Padre Pons. Joseph è il più piccolo, ma forse anche il più sveglio, e attraverso le sue parole veniamo a conoscenza non solo delle vicende che si svolgono in quella parte di mondo durante la guerra, ma soprattutto della splendida persona che  è Padre Pons. Vero Uomo di Dio, il sacerdote custodisce, paragonando il suo lavoro a quello di Noè, oggetti e scritti ebraici, collezionando le cose perché non si perda lo spirito di un popolo che viene sterminato.
È questa la lezione più importante che Joseph serberà per tutta la vita, fino a divenire lui stesso un collezionista di oggetti del popolo palestinese, soffocato dalla guerra continua con il nuovo stato di Israele costituitosi al termine del secondo conflitto mondiale.
Il libro è scritto con passione e delicatezza e comunica al lettore un forte senso della tolleranza e dell'accoglienza.


(Paola)