mercoledì 29 gennaio 2014

Ciascuno porta nel suo cuore ciò che è

C’era una volta un vecchio saggio seduto ai bordi di un’oasi all'entrata di una città del Medio Oriente.
Un giovane si avvicinò e gli domandò: “Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?”. L’uomo rispose a sua volta con una domanda: “Come erano gli abitanti della città da cui venivi?”. “Egoisti e cattivi, per questo sono stato contento di partire di là”. “Così sono gli abitanti di questa città!”, gli rispose il vecchio saggio.

Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all'uomo e gli pose la stessa domanda: “Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?”
L’uomo rispose di nuovo con la stessa domanda: “Com'erano gli abitanti della città da cui vieni?”. “Erano buoni, generosi, ospitali e onesti, avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli!”. “Anche gli abitanti di questa città sono così!”, rispose il vecchio saggio.

Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all'abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò, si rivolse al vecchio in tono di rimprovero: “Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?". “Figlio mio”, rispose il saggio, “Ciascuno porta nel suo cuore ciò che è”. Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell'altra città, troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perché, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore.

Nella vita si trova sempre ciò che si aspetta di trovare perché ognuno proietta all'esterno ciò che risiede dentro di sé.


(Sara)

lunedì 27 gennaio 2014

Il bambino di Noè

In occasione della giornata della memoria, questa storia, con il suo tocco di leggerezza e profondità', è un racconto che possiamo narrare ai nostri bambini, e se sono abbastanza grandi possiamo condividerne con loro la lettura.

IL BAMBINO DI NOE'
E. E. Schmith

Belgio, 1942. Villa Gialla ha un segreto. Ospita bambini ebrei clandestini, affidati alle cure di Padre Pons. Joseph è il più piccolo, ma forse anche il più sveglio, e attraverso le sue parole veniamo a conoscenza non solo delle vicende che si svolgono in quella parte di mondo durante la guerra, ma soprattutto della splendida persona che  è Padre Pons. Vero Uomo di Dio, il sacerdote custodisce, paragonando il suo lavoro a quello di Noè, oggetti e scritti ebraici, collezionando le cose perché non si perda lo spirito di un popolo che viene sterminato.
È questa la lezione più importante che Joseph serberà per tutta la vita, fino a divenire lui stesso un collezionista di oggetti del popolo palestinese, soffocato dalla guerra continua con il nuovo stato di Israele costituitosi al termine del secondo conflitto mondiale.
Il libro è scritto con passione e delicatezza e comunica al lettore un forte senso della tolleranza e dell'accoglienza.


(Paola)

I verbi dei bambini

I verbi dei bambini

Classe terza. Interviene Antonio:
Maestra, maestra, io i verbi li ho studiati. Mi interroghi?
D'accordo. Adesso ti chiamo.
Antonio va alla lavagna e, diligente, comincia a ripetere: io sono, tu sei, egli è, noi siamo, voi siete, essi sono
Poi la maestra chiede: adesso, trapassato remoto.
Antonio ci pensa un momento e comincia, incerto: io fui stato, tu fui...tu fu...stat...tu...
Si gira, guarda la classe, non se lo ricorda. Ci riprova: io fui stato, tu fu-stacchio, egli fusto...Maestra, mi interroghi anche domani?


(Alice)

Oggi mi va di sognare

 OGGI MI VA DI SOGNARE
Anna Gavalda

Lettura consigliata a genitori, educatori e ai ragazzi a partire da 11 anni


"Odio la scuola. 
È la cosa che più odio al mondo.
Mi rovina la vita".

Comincia così "Oggi mi va di sognare", con le parole semplici e schiette di un ragazzino di tredici anni che frequenta la prima media. 
Evidentemente "non è portato per lo studio"!
Il racconto è veloce e coinvolgente: ci offre infatti una prospettiva diversa sulle difficoltà scolastiche e sui piccoli e grandi drammi che queste possono comportare. Ma ciò che riveste maggior interesse è proprio il punto di vista: quello del ragazzino che, con estrema lucidità, ci mostra la miopia di un'istituzione che non sempre sa valorizzare una risorsa enorme e preziosa per lo sviluppo della conoscenza. Quale? Le mani.
Lavorare con le mani ci permette di stimolare moltissime terminazioni nervose e quindi di sviluppare l'intelligenza. 
Un bimbo, o un ragazzo, che usa le sue mani per riparare, assemblare, decorare o costruire, scopre in se stesso la soddisfazione del fare, e quindi del pensare e progettare, dello scegliere e organizzare. Per fare bene. Per fare meglio.
Non  sottovalutiamo il lavoro e la manualità, anzi proponiamoli spesso, in casa, nel gioco e, dove possibile, a scuola.



(Paola)

lunedì 20 gennaio 2014

...e il tempo per me?

Martina è una donna forte, una lavoratrice bergamasca di quelle doc. La sua vita è un continuo rimbalzare come una pallina da ping pong: impegni di lavoro, appuntamenti da rispettare, figli da ritirare da scuola, spesa, gestione della casa, un marito lavoratore bergamasco doc pure lui.
Martina dopo una giornata di continue corse, finalmente approda a casa come un pirata che dopo mesi di assedio conquista una nave straniera. Lancia borsa e giacca sul divano, si lava le mani col detersivo dei piatti ed attacca a cucinare. “Stasera una buon piatto di pasta al sugo, semplice, genuina e soprattutto veloce!! Userò le trofiette fresche che cuociono in soli 6 minuti!”. Mette l’acqua, il sale “Meglio che lo metta subito sennò dopo mi dimentico” e apparecchia la tavola. Via col sugo “Ecco qui una bella passata pronta, eh si una di quelle comode che con un click sprigionano già il profumino del pomodoro appena colto dall'orto, così dice la pubblicità”. Prepara la tavola destreggiandosi come un ballerino di hip-hop tra i giochi lasciati a terra da Matilde la mattina prima di andare all'asilo. “La cena è quasi pronta finalmente, ma dov'è Luca?!?! Ah già oggi ha la riunione speriamo non finisca troppo tardi come settimana scorsa”. “Pronto?? Mamma?? Ciao, si si tutto bene. Senti: Luca è passato a prendere Matilde? Ah da qualche minuto, grazie perfetto, come? No mamma, guarda adesso non ho tempo, magari me lo dici domani eh?? Grazie ciao!”. Il timer del forno trilla: la pasta è cotta. “Maaaarcooooo spegni il computer la cena è pronta!!” Marco è il primo figlio di Martina, il tipico preadolescente maschio nella fase “oia de fà sàltem adòs che ma sposte”. Martina con le presine alle mani ed una nube di vapore acqueo bollente in viso ha un flash: “la lavatrice con le cose del calcio da stendere!!”. Rimette la pasta sul fornello con tanto di sugo e vola in bagno, dove inizia a svuotare l’oblò e a pinzare calzini e mutande come se giocasse cronometrata ad uno di quei talk show della TV in cui compare la scritta “ce la farà Martina a stendere i panni in due minuti?!”. Si affaccia Marco, tranquillo, guarda sua madre con aria schifata e fa: “Ma’ che cacchio fai?? Non era pronta la cena??” “Che colpa ne ho io se mi porti a casa da lavare tre volte a settimana i tuoi vestiti puzzolenti e infangati??Stendili tu la prossima volta” “Si vabbè ho capito, ciao.” Va in salotto e accende la tv urlando “Qui brucia tutto!!”. Martina corre in cucina già temendo di aver rovinato la cena. In quel momento dalla porta entra Luca con in braccio Matilde. “Cos'è questo odore?! Che c’è per cena??” al che Marco ribatte “Pane e acqua: la mamma ha bruciato la pasta! E ride sguaiatamente. Luca scherzosamente e schiacciando l’occhio a Marco dice “Ma te pensa, uno lavora dieci ore al giorno, torna a casa e non trova pure un piatto di pasta decente..” al che la moglie ribatte stizzita “Luca guarda che non è il momento per fare dello spirito!!!”. Luca si avvicina, prende la mano di Martina che mescola energicamente la pasta, le fa appoggiare il cucchiaio di legno e abbracciandola con un braccio ed accarezzandola con l’altro dice “Giornatina dura eh?!”. Martina è esausta, sente che Luca ha capito tutto, fa un lungo sospiro e lo abbraccia e senza dire nulla resta con la testa appoggiata sul suo petto per qualche secondo, poi arriva Matilde che gelosa di tutte queste coccole si infila in mezzo a loro. Luca la osserva sorridendo mentre Martina guarda la padella con la pasta con odio, “Dai Amore, dice lui,  la pasta sarà buonissima, l’importante è che siamo qui tutti insieme a gustarcela”. La cena scorre veloce con i racconti della giornata, appena tutti han terminato la moglie si alza e attacca col lavello. Luca vede Martina un po’ distante, “A che pensi?” “Ho una pila di panni alta un metro da stirare e mi ero scordata che domani c’è la festicciola di compleanno di Sara e avevo promesso che avrei portato una crostata di frutta...quando cavolo la faccio??” “Ma Amore, a te piace proprio complicarti la vita eh?? Sempre a darti per gli altri, ma a te chi ci pensa se non io??”. Martina resta colpita da questa frase, suo marito ci ha preso in pieno. Si sente triste e delusa perché con tutto quello che fa non ha mai un momento per . Luca nel frattempo si è allontanato e quando torna ha in mano una bella  confezione: “lo sapevo che saresti stata incasinata come al solito, per questo mi son fermato alla pasticceria che c’è vicino all'ufficio e te l’ho presa.” Martina è stupitissima, lo guarda adorante. Un mega sorriso le si stampa sul volto e in quel momento un pensiero sorge spontaneo in lei “Ma vaffambagno anche alla pila di panni da stirare, aspetterà fino a domani! Io stasera me ne sto con la mia famiglia: la cosa più bella a cui io possa dedicare il mio tempo!!!”


(Cristina)

Giovani energici!

Maria Chiara, ecco un'altra giovane molto energica di Albino. Laureata in ostetricia, attualmente collabora con il Centro Medico Polispecialistico Giovanni XXIII e con la Cooperativa Sociale Senzapensieri di Albino.
Tiene anche lei un blog nel quale potete trovare ottimi consigli, iniziative e corsi presenti sul territorio. Ecco il link.

Pick oneself up again!

Perché in fondo cadere ci rende più forti!